Santa Bernadette

 

Al Mulino di Boly

 

Bernadette Soubirous nasce da François e Louise Casterot il 7 gennaio 1844. I Soubirous sono mugnai e vivono al Mulino di Boly. Il papà e la mamma di Bernadette hanno fatto un matrimonio d’amore, un amore che durerà nel tempo, nonostante le tante difficoltà incontrate nella loro vita. Il tempo al mulino di Boly trascorre serenamente, fra le preghiere e il lavoro. Quelli passati al Mulino sono per Bernadette gli anni della felicità. Poi cominciamo i problemi: François, nel riparare una mola del mulino, si ferisce con una scheggia e perde l’occhio sinistro. La siccità nella regione porta la carestia, cui si aggiunge la concorrenza dei mulini a vapore. Tutto questo si unisce alla grande generosità della famiglia verso chi è più povero, per cui molte persone prendevano a credito la farina senza più restituire il dovuto. L’impresa familiare fallisce.

 

La vita tra il Cachot e Bartrès

I Soubirous, non potendo più pagare l’affitto, sono costretti a vivere, a titolo gratuito, nella vecchia prigione del paese: il Cachot. In questa stanza di pochi metri quadrati vive tutta la famiglia. François si impiega come bracciante, Louise fa le pulizie e Bernadette si occupa dei fratelli e delle sorelle. La situazione si aggrava quando un fornaio accusa François di furto. Il papà di Bernadette è un uomo umiliato: da mugnaio benestante è diventato un indigente facilmente sospettabile di furto. Per avere una bocca in meno da sfamare, Bernadette viene mandata a Bartrès, dalla sua vecchia nutrice, in una fattoria a circa 4 chilometri da Lourdes. Lì accudisce le pecore, aiuta a pulire la casa e, a sera, studia il catechismo. Ha nostalgia dei suoi. Esprime il desiderio di ricevere la Prima Comunione. Quando a Bartrès viene a mancare il parroco, chiede ai genitori di poter tornare a Lourdes. Tornata al Cachot e viene iscritta alla classe gratuita dell’ospizio tenuto dalle suore di Nevers. All’Hospice notano che Bernadette ha difficoltà nell’apprendimento. La fanciulla parla solo il dialetto, per lei è difficile anche imparare il catechismo, poiché domande e risposte sono formulate in francese. L’amore che unisce tutti i membri della sua famiglia aiuta Bernadette a superare il forte squilibrio sociale; dirà lei stessa: «Ho imparato ad amare fin da bambina, perché nella mia famiglia tutto era amore».

Bernadette e Aquerò

Per aiutare economicamente la famiglia, la ragazza si reca nei boschi con la sorella Toinette a raccogliere legna. Uno dei loro luoghi preferiti è la grotta di Massabielle: lì il fiume trasporta arbusti e ramoscelli e la corrente li ammassa nei pressi della grotta. Ed è proprio lì che l’11 febbraio 1858 Bernadette vede, in una nicchia della grotta, una bianca signora, piena di luce. Le apparizioni sconvolgono la vita di Bernadette, che vive ormai circondata da persone che vogliono toccarla, parlarle, avere da lei un miracolo. Le autorità, preoccupate per l’ordine pubblico, sottomettono Bernadette a una serie di interrogatori. La ragazza risponde senza cadere in contraddizione e sempre si riferisce alla visione con il termine dialettale Aquerò, «quella». Nel corso delle apparizioni successive la Vergine chiede «penitenza, penitenza, penitenza». Durante la nona apparizione, Bernadette, obbedendo a una richiesta della Vergine, scava una buca sotto la grotta e beve l’acqua che vi sgorga. La sera stessa la ragazza è convocata dal procuratore imperiale, che la interroga di nuovo e le vieta di tornare alla grotta. Ma Bernadette, fedele alla parola data ad Aquerò, vi torna ancora. Nel frattempo, il 28 febbraio, una donna, immergendo la mano paralizzata nell’acqua che sgorga dalla grotta, guarisce inspiegabilmente. Alla tredicesima apparizione la Vergine chiede a Bernadette di riferire al parroco che vuole che si vada alla grotta in processione e che a Massabielle sia costruita una cappella. L’abbé Peyramale, il parroco, non crede alle apparizioni e la scaccia in malo modo. Quando a sera Bernadette, perseverante, gli ripete la richiesta di Aquerò, Peyramale le ordina di chiedere alla Signora il suo nome. Nel corso della sedicesima apparizione, Aquerò, nel dialetto del luogo, dirà: «Que soy era Immaculada Councepciou». La ragazza corre dall’abate a riferirgli la risposta, sconvolgendo il sacerdote che decide di avvertire il vescovo di Tarbes. Il dogma dell’Immacolata Concezione era, infatti, stato proclamato solo quattro anni prima da papa Pio IX, ed era impensabile che una ragazza ignorante e semianalfabeta, che abitava in un paesino di confine dei Pirenei, potesse esserne a conoscenza! Mentre le autorità religiose s’interrogano sulle apparizioni, quelle civili decidono di chiudere la grotta e vietarne l’accesso.

Il 3 giugno, Bernadette riceve la Prima Comunione e incontra per la diciottesima volta la signora restando sull’altra sponda del Gave, luogo in cui oggi si erge la chiesa a lei dedicata. Sarà lo stesso imperatore, Napoleone III, che ordinerà la riapertura della Grotta.

 

 

 

A Nevers

Per difendersi dalla curiosità morbosa della folla, Bernadette entra come interna all’Hospice delle suore di Nevers. Lì si dedica allo studio e all’assistenza dei malati. Sei anni dopo, farà domanda per entrare nell’ordine delle Suore della Carità e lascerà la sua città per sempre per recarsi al convento di Saint-Gilard a Nevers. Prenderà i voti con il nome di Suor Marie-Bernarde e trascorrerà la vita nello studio e nel servizio in infermeria, mentre il suo corpo si consuma a causa dell’asma, di una carie alle ossa e di un tumore al ginocchio, che le faranno dire a sua sorella: «Mi sento macinata come un chicco di Grano». La Vergine le aveva promesso felicità, non in questo mondo, ma nell’altro. Bernadette va a raggiungerla il mercoledì di Pasqua (16 aprile) del 1879. Il suo corpo incorrotto è venerato nella cappella del convento di Nevers. 

Lourdes non sarebbe nulla senza Bernadette

Bernadette a Lourdes è la grande assente, ma è presente in tutti i centri di attenzione, tutto quello che ci si trova fa riferimento a lei e al grande mistero che la circonda. Anche noi, come lei, dobbiamo dire: «Io sono come la scopa che quando non serve più la si mette dietro la porta, lieta di essere servita».